C’era una volta una rete che adesso non c’è più (e per fortuna)

Hai presente quando da adulto ti guardi indietro e pensi alla tua vita da ragazzo, quando tutto era divertente e più facile? Ecco, questo è un pensiero che non si applica a quando Internet era giovane.

La scrivania della mia giovinezza era un gigantesco groviglio di cavi e connettori diversi, le prese elettriche non erano mai abbastanza e il monitor, un mostro a tubo catodico creato apposta per bruciare diottrie; occupava da solo un tavolo per due. La tastiera aveva questi quadratoni rumorosi da pestare in un modo che oggi potrebbe sarebbe decisamente violento e lo chassis dell’hardware mi stava letteralmente tra i piedi. Certo, la Apple si vantava nelle sue pubblicità di avere computer belli e con un cavo solo ma all’epoca non potevo nemmeno permettermi di sentire quanto costassero le loro macchine.

Tra tutto questo caos c’era però una cosa più importante di tutte, la chiave per la libertà: il modem 56K. Dopo le prime versioni esterne e più lente, non potrò mai dimenticare la prima volta che visto il modem a cornetta di War Games, questo era l’ultimo ritrovato della tecnologia, una scheda all’interno del pc a cui agganciare un cavo in tutto e per tutto identico a quello del telefono, non a caso una volta che il cavo del mio primo modem non funzionava più ho rubato quello del telefono fisso di mia madre. Di tutto questo la cosa che ricordo con più tenerezza era il rumore e solo chi ci è passato può capire: dopo aver acceso tutto, installato il provider, aprivo il programma, facevo partire la chiamata e quel suono di caffettiera robotica del Dial-up dei due modem che si riconoscevano tra loro dava proprio un brivido di libertà.

Una volta presa la linea lo start era una pagina bianca, Google ancora non esisteva e così i portali, soprattutto MSN Microsoft e Yahoo, facevano da home: notizie, meteo e gli oroscopi andavano per la maggiore. Entrambi offrivano una web mail e ancora mi chiedo perché si scegliessero indirizzi complicatissimi e praticamente impronunciabili. Le chat IRC e mIRC permettevano di comunicare ma si era uno sconosciuto in un mondo di sconosciuti, si sceglieva un nickname e poi via, si chiacchierava di qualsiasi cosa.

Prima dell’avvento di WhatsApp, Telegram, Facebook Messenger o ancora prima di Skype, tra il 1999 e la prima metà dei Duemila, MSN Messenger sembrava un salto nel futuro.

A pensarci adesso la cosa più assurda erano i tempi di attesa, Youtube sarebbe arrivato solo nel 2005, la larghezza di banda non consentiva la diffusione dei video e quando si caricava una pagina o un’immagine bisognava aspettare, le si vedeva apparire un po’ alla volta. Ripensandoci ora ricordo bene quanto desiderassi una rete che non fosse uno stillicidio. E poi la musica: i cd masterizzati e le compilation create scaricando una canzone per volta con tempi biblici grazie a Napster che però era un ricettacolo di virus ma pur sapendolo accettavamo tutti il rischio pur di avere una sola canzone in più. Ho visto recentemente un meme della serie “I ragazzi di oggi non conosceranno mai lo sforzo”: un download da un server verso un pc (i foglietti che uno a uno svolazzavano da una icona del mondo a una a forma di computer) richiedeva 39 anni per la fine del trasferimento, una cosa normale e solo chi ne ha visti può capire l’emozione del vederlo abbassarsi a un’ora ed essere felici. E ancora la spasmodica ricerca di screensaver, il tempo perso a cercare e personalizzare il salvaschermo, Encarta e le enciclopedie in cd-rom, la connessione che cadeva perché qualcuno alzava la cornetta, le bollette del telefono salatissime e la notte, quando era meglio navigare perché la connessione era più veloce.

Bella l’adolescenza e mi manca anche un po’, ma molto meglio poter prenotare il mio prossimo biglietto aereo con lo smartphone durante la pausa caffè.