Come cambia lo shopping: abbandonare il passato, accettare il presente e investire sul futuro

Qualche mese fa suscitò un certo clamore l’iniziativa provocatoria di un negoziante di Sarzana che prese a chiedere un contributo di 10 euro ai clienti per provare i capi, la somma sarebbe poi stata scalata in caso di vendita. Protestava contro il fenomeno dei molti clienti che prima di acquistare i capi su Amazon andavano in negozio solamente per provarli. La frustrazione del negoziante era doppia, da una parte i clienti non acquistavano da lui la merce, dall’altra si trovava ad essere il camerino di prova della grande distribuzione online visto che i clienti ormai la preferiscono: i servizi di consegna sono velocissimi e quelli di reso spesso gratuiti, i prezzi vantaggiosi oltre alla comodità di ricevere tutto a casa propria.

Purtroppo questa è una pratica che si sta sempre più diffondendo nel retail offline e sottende non solo una mancanza di consapevolezza della realtà contemporanea, ma anche una pessima conoscenza delle enormi possibilità che la rete può offrire loro, attraverso strategie mirate di presenza online e di marketing in grado di garantire alle medesime attività di prosperare e non semplicemente sopravvivere alla rete. Incredibilmente a sostegno della tassa di camerino si è schierato il direttore generale di Confcommercio Ascom Bologna, Giancarlo Tonelli, il quale ritiene che la scelta del commerciate di Sarzana “anti-Amazon” non sia un abuso, ma che debba solo essere comunicato al cliente affinché quest’ultimo non si trovi di fronte ad una sorpresa. Contrarie invece le associazioni dei consumatori che, senza mezze misure, sostengono di stare letteralmente alla larga dai negozi che applicano questo tipo di scelta.

In questi casi però il punto è decisamente un altro: in un paese ben al di sotto della media europea nella diffusione dell’e-commerce – 62% contro il 90% dell’Olanda – scelte reazionarie come questa danneggiano quelle attività che non vagliano l’opzione di aggiornarsi al presente, che non investono sulla propria presenza online con un’immagine coordinata e una seria strategia marketing mirata alla crescita del proprio business. A questo si aggiunge la considerazione che la rete e la vita online, non sono un’alternativa a quella offline, ma due parti già integrate delle vite di ognuno, dei consumatori e dei venditori. Pensare poi che sia realmente possibile opporsi al retail online è incredibile, assurdo e dannoso per le attività stesse.

La soluzione è una sola: diffondere sempre più la consapevolezza delle potenzialità del mercato online e combattere il provincialismo digitale prendendo atto della necessità di affidarsi a professionisti qualificati del marketing. Le attuali capacità imprenditoriali dei professionisti del settore diffuse nel nostro paese, sono perfettamente in grado di colmare il gap rispetto agli altri Stati europei in termini di consumi, investimenti e creazione di nuove imprese.