Il 26 gennaio 2020 il candidato del centro sinistra Stefano Bonaccini vince le elezioni regionali in Emilia Romagna con il 51,42% dei voti, imponendosi su Lucia Borgonzioni (Lega Nord e centro destra) e Simone Benini (M5S) che hanno ottenuto rispettivamente il 43,63% e il 3,48% dei voti.
Politicamente questa vittoria è stata una conferma per l’amministrazione uscente e ha segnato un punto importante per il centro sinistra, che guardava con apprensione a questa tornata elettorale. L’aspetto più interessante è stato però quello della comunicazione politica adottata, con un Movimento 5 stelle diventato quasi invisibile e una “Bestia” che, per la prima volta, non ha ottenuto il risultato sperato. La campagna di Bonaccini ha vinto grazie a un mix articolato: opposizione agli avversari, aderenza al territorio, ricerca degli indecisi e contestuale consolidamento della reputazione guadagnata durante l’amministrazione.
Il modello della “Bestia” della Lega Nord
Morisi per Salvini ha per le mani una struttura ber rodata, che lavora 24 ore su 24 grazie anche a un team composto da 35 persone. Il principio fondamentale su cui poggia non è estremamente complesso, e non è il solo, ma estremamente efficace. Segue un modello definibile come Televisione-Rete-Territorio: interviste, apparizioni e comizi vengono più volte rilanciate prima e commentate in tempo reale moltiplicando l’audience e alimentandosi l’una con l’altra, sfruttando al massimo l’algoritmo di Facebook che premia in visibilità i contenuti che ottengono più engagement nel lasso di tempo più breve. I contenuti diffusi rispondono all’agenda politica in tempo reale o agli argomenti, che sono trending topic senza soluzione di continuità.
Una comunicazione politica alla ricerca di potenzialità
Dall’altra parte Daniel Fishman, spin doctor della campagna Bonaccini, era pienamente consapevole della situazione così come del fatto che quella di Morisi e la “Bestia” imbattibile era una mistica che si auto alimentava grazie al suo successo in termini di like.
In un articolo dell’Università di Bologna proprio Fishman spiega: «Attraverso un’analisi combinata e secondo un criterio di potenzialità – sottolinea il guru Fishman – abbiamo individuato 88 comuni sui quali bisognava interagire e ottenere voti. Abbiamo costruito un’agenda strategica decidendo dove Bonaccini dovesse andare e a dire cosa.
Anche la strategia digitale aveva una sua articolazione, compiti e obiettivi». […] «A dicembre abbiamo programmato una strategia – chiarisce Fishmann – come una partita a scacchi. La Lega, già a dicembre, non aveva più strategie da mettere in campo se non le solite. Così facendo – continua – hanno proseguito con forza attraverso importanti investimenti a trattenere il loro elettorato convinto, ma hanno allontanato gli indecisi». La campagna inoltre riguardava il candidato, Bonaccini in questo caso, a cui hanno opposto Salvini e non la candidata Lucia Bergonzioni, una scelta strategia utile ad alimentare la “Bestia” ma non a vincere le elezioni regionali.
Non partiti, bensì leader del momento
Con una considerazione molto pragmatica il primo obiettivo di una campagna elettorale è vincere, e volendo se ne può aggiungere anche un’altra: vincere bene è molto meglio. Detto questo si può fare un ragionamento andando oltre e cioè che, entrambe le strategie, sacrificano i partiti e la costruzione di un immaginario complesso, comprimendo le qualità positive al leader del momento.
Non pensare all’elefante
George Lakoff, linguista cognitivo e parte del team di scrittura dei discorsi politici nella prima campagna Obama, ha scritto nel 2006 “Non pensare all’elefante!” in cui sostiene che sì, bisogna smettere di agire in reazione all’avversario politico per non gareggiare nel suo campo da gioco, ma sostiene soprattutto che questo sia possibile riportando il discorso al sistema di valori, che accomuna tutti gli appartenenti ad un partito.
Le metafore, ossia le unità di significato che creano un sistema complesso di riferimenti “figli” di un frame (o cornice) che è l’immaginario di riferimento, riescono ad agire ed essere potenti solo se agiscono come una costellazione. Quindi, non focalizzarsi sull’oppositore, reiterando il suo messaggio invece che il nostro, ma porsi come parte (solida) di un ecosistema (solido). Concentrare le idee sul candidato di turno, pone in realtà problemi sempre più grossi con l’elettorato, che sarà sempre portato a valutare come isolate il carisma e l’amministrazione con un’orizzonte politico che diventa sempre meno importante. La frammentazione è molto più facile da creare che da ricomporre e in questo la comunicazione politica ha una profonda responsabilità.
