Costruire un brand a partire da una nicchia: l’esempio dei Funko Pop!

Ero bambina negli anni Ottanta, una dichiarazione che da sola basta a chiarire l’idea di un immaginario costruito tra pubblicità, cartoni animati e serie TV trasmessi il pomeriggio dai canali 5 e 6 del telecomando. Questa è forse la differenza più grande tra la generazione del post-moderno rispetto alle precedenti. Fin da bambini il nostro immaginario, in particolare quello creato al di fuori della scuola, ci immerge pesantemente in un sistema pianificato di produzione di prodotti culturali funzionali alla vendita di prodotti industriali: giocattoli, vestiti, cartoleria e molto altro.

Ovviamente non è cominciato tutto da qui. Disney per prima ha messo in atto una serie complessa di strategie di merchandising fin dagli anni Trenta (e da cui oggi trae la stragrande maggioranza degli introiti) ma la moltiplicazione massiva e quotidiana avvenuta in quel periodo ha modificato in quella generazione, la mia e le successive, il rapporto complesso tra ricordo, immaginario ed oggetti di consumo. In questo ultimo decennio la cultura pop ha subito come non mai un avvitamento su sé stessa riproducendo il passato in un continuo richiamo di citazioni e portando avanti un generalizzato gusto del rétro e del vintage.

Retromania? Sì, grazie

Tra le aziende che hanno sfruttato questo fenomeno Funko Inc. è una delle più interessanti. Nata nel 1998 dopo un inizio travagliato dal 2011 ha cambiato le sue sorti con la messa sul mercato dei Funko Pop!, pupazzetti dalla testa grossa declinati secondo centinaia di personaggi diversi, dai presidenti USA a Jessica Fletcher a Baby Yoda. Il successo immediato della serie è frutto di diverse ragioni. La prima è stata scegliere di vendere entusiasmo senza il distacco cinico della Retromania. Funko ha costruito un brand in cui essere fan è bello, perché tutti abbiamo un punto debole, un guilty pleasure che ci lega materialmente ad un ricordo; un souvenir su cui abbiamo trasportato l’idea che i giocattoli non siano solo da bambini ma rappresentino qualcosa che dell’infanzia è bene non perdere. Non è un caso che gli appassionati e i collezionisti di prodotti Funko Pop! si chiamino funatics.

La diffusione dei Funko Pop!, nicchia dopo nicchia

Alla ricetta del successo si aggiunge il format, una forma stilizzata coniugata ad una progettazione minuziosa ed efficace dei particolari che permette di produrre, mantenendo bassi i costi, lo stesso prodotto con infinite declinazioni. La loro testa sproporzionata, gli occhi rotondi spalancati e le linee curve hanno l’intento di generare tenerezza proprio perché mimano in senso cartoonesco le caratteristiche dei cuccioli, contribuendo a generare anche uno stile unico e riconoscibile che aiuta molto la costruzione del brand e smarcandosi dall’idea di essere semplici venditori di memorabilia. In questo modo sono stati in grado di attirare da una parte gli appassionati della cultura pop nicchia per nicchia: storia, politica, fumetti, cinema e televisione e insieme creando i funatics affezionati allo stile. Una scelta possibile perché i Pop! hanno un prezzo relativamente contenuto, attorno ai 15 euro, con materiali e soprattutto un design di qualità che è bello mostrare e condividere.

Il mercato della nostalgia

I dati confermano il successo, rilasciati dall’azienda nel 2017, anno in cui diventano una Public Trading Company sulla borsa di New York, mostrano come i ricavi siano saliti dai 40 milioni di dollari del 2013 ai 400 del 2017 e di cui i Pop! rappresentano il 70% delle vendite.Di tutto questo la questione delle licenze è la chiave del successo e allo stesso il principale punto debole: attualmente Funko Inc. ha all’attivo più di mille contratti di licenza che pesano per una percentuale tra il 10 e il 15% dei ricavi e, per questioni di debiti contratti in passato, l’utile netto dell’azienda è molto basso. Un fattore di rischio non di poco conto per la sopravvivenza ma soprattutto, in un momento come questo dove sembra così necessario tornare a creare un immaginario proiettato verso un futuro, anche se tutto da costruire, la nostalgia avrà ancora tutto questo mercato?