Il cinema da scandalo ad arte: la storia di un mito over 100

Il cinema è nato circa 120 anni fa. Già nel 1885 Thomas Edison aveva messo a punto il kinetoscopio che proiettava immagini in movimento, ma la cinematografia intesa come proiezione in sala di una pellicola stampata al cospetto di un pubblico pagante, vide la luce il 28 dicembre 1895 grazie ai fratelli francesi Louis e Auguste Lumière i quali mostrarono per la prima volta agli avventori del Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi, un apparecchio da loro brevettato, il cinématographe. La disputa tra Edison e i Lumière durò molti anni tra polemiche e centinaia di liti giudiziarie. Nelle aule di giustizia non si giunse mai ad un verdetto capace di mettere fine alla querelle, ma la storia ha dato ragione ai fratelli francesi oggi universalmente riconosciuti come i padri del cinema.

L’invenzione dei fratelli Lumière fece immediatamente scalpore e scandalo anche perché le prime proiezioni furono accompagnate da crisi isteriche, attacchi di panico e svenimenti oltre che da una fascinazione collettiva che creò immediatamente il mito della ‘magia del cinema’ che resiste ancora oggi.

Questi i padri. Ma i figli? In poco più di un secolo il cinema ha avuto decine di milioni di figli che ci hanno divertito, annoiato, commosso, spaventato, informato, fatto piangere, fatto pensare e che sono stati un potentissimo strumento di intrattenimento, di svago, di arte e cultura. Il successo fu praticamente immediato. Basti pensare al film francese del 1902 Viaggio nella luna e al film americano The great train robbery del 1903.

Nato come semplice curiosità, il cinema non tardò a svelare le sue immense possibilità. Nel 1921 il critico italiano Ricciotto Canudo pubblicò il manifesto La nascita della settima arte presagendo per la cinematografia un futuro luminoso e un posto accanto alla letteratura e alle arti visive.

Diventato adulto, il cinema nel periodo tra gli anni ’30 e il secondo dopoguerra divenne il principale passatempo degli europei e degli americani. Con il sonoro – che secondo alcuni avrebbe dovuto segnare la sua fine – il cinema conquistò platee sempre più vaste grazie anche al nascente fenomeno del divismo, dell’idolatria per le grandi attrici e i grandi attori. Ai funerali di un umile emigrante pugliese, divenuto l’icona della bellezza maschile, Rodolfo Valentino, cui fu attribuito per la prima volta l’appellativo in seguito abusato di Latin Lover, parteciparono milioni di persone – donne in particolare – tra scene di disperazione collettiva e una trentina di suicidi.

Le ragioni di questo successo vanno forse individuate nella capacità del medium di farci immedesimare nei personaggi, nelle storie, nelle atmosfere e di far dimenticare agli spettatori, fosse anche per solo due ore, le durezze della vita, i problemi quotidiani, le amarezze, le ingiustizie e le miserie di ogni giorno. Negli anni ’50 il cinema era una gigantesca terapia di gruppo alla quale le platee partecipavano affollando le sale e uscendone in qualche misura più ottimiste e più fiduciose.

Tra gli anni ’50 e ’60 vennero prodotti capolavori immortali che contribuirono a modificare la cultura (tanto alta quanto bassa), i costumi e le abitudini della gente. Questa età dell’oro fu il prodotto di una serie di fattori concomitanti: straordinari registi e sceneggiatori, attrici e attori amatissimi dal pubblico, produttori lungimiranti e, last but not least, abbondanza di risorse grazie ai grandi magnati del cinema e ai notevoli ricavi al botteghino.

Fu proprio in quei due decenni che una serie di grandissimi registi – Bergman, Godard, Truffaut, Bunuel, Rossellini, Fellini, De Sica, Antonioni, solo per ricordarne qualcuno – cambiò il linguaggio filmico e impose il cinema all’attenzione degli spettatori e degli intellettuali. Ma tra gli anni ’70 e ’80 il cinema entrò in una crisi profonda. Diminuirono film prodotti e spettatori e nel ’68 furono organizzate manifestazioni di protesta al Festival di Cannes, il cui direttore decise di non far disputare quella edizione, e a quello di Venezia che erano state le più importanti vetrine della cinematografia internazionale. Al cinema si imputava di non trattare temi più vicini alle classi popolari e si consideravano il divismo e lo sfarzo manifestazioni intollerabili di compiaciuto esibizionismo di lusso e ricchezza mentre studenti e operai lottavano per un mondo più giusto. Inoltre in quegli anni la concorrenza della televisione sembrava vincente e il cinema veniva da molti dato per moribondo.

Per un ventina d’anni si assistette al fenomeno della chiusura di molte sale cinematografiche e il cinema andò avanti stentatamente come fenomeno di nicchia per cinefili d’antan. A salvare il cinema fu principalmente il progresso tecnologico che permise alla potente macchina industriale di Hollywood di iniziare a produrre film con effetti speciali sempre più strabilianti e coinvolgenti, colonne sonore di grande impatto e destinate a diventare famose e trame avvincenti. Certo tornare ai fasti del primo dopoguerra era impossibile, ma nacquero le multisale e i giovani tornarono al cinema mentre i cinefili potevano continuare a frequentare le sale d’essai dove, grazie ad una nuova generazione di distributori, arrivarono capolavori di cinematografie lontane e fino ad allora sconosciute: film cinesi, giapponesi, sudcoreani, iraniani, palestinesi, libanesi, israeliani.

La magia del cinema resiste ancora.