La quarta stagione di Stranger Things si è conclusa ed è stata un enorme successo. I numeri parlano chiaro: nella settimana di uscita con il Vol.1 è diventata la serie in lingua inglese più vista di sempre, pubblicata in 83 paesi e ha superato il miliardo di ore visualizzate all’uscita del secondo volume. Per arrivare a questi risultati la gestione della comunicazione è stata essenziale; Stranger Things infatti si trovava in una situazione delicata (uscendo dopo tre anni di assenza) e lo stato di salute economica di Netflix imponeva alla piattaforma di vincere questa battaglia ad ogni costo, soprattutto in virtù del fatto che la quotazione media a puntata di questa serie originale senza coproduzioni è stata di 30 milioni di dollari, una delle serie più costose mai realizzate.
Il marketing delle Community
Anche se fanno leva sull’emotività, le Community sono materialmente gruppi di consumatori accomunati dalla passione per un prodotto, materiale o immateriale, che fa da collante tra gli individui e i brand. Non si tratta semplicemente di vendere qualcosa a qualcuno, quanto piuttosto essere in grado di farlo sentire parte di un gruppo, sottolineando un certo sguardo sul mondo, un particolare punto di vista o uno stile di vita e Stranger Things in questo continua ad essere uno degli esempi di maggiore successo. Attraverso le pagine social infatti si è riusciti a non spezzare il filo tra la serie e l’enorme bacino di fan (8 milioni e mezzo su Facebook, 21 milioni su Instagram) che, tra speranza e frustrazione, aspettavano notizie sull’uscita della quarta serie. In una prima lunga fase si è trattato più che altro di limitare i danni perché ad ogni post (per esempio Facebook) le reazioni erano generalmente negative ma, dopo l’annuncio delle date a metà febbraio, i contenuti sono diventati un progressivo riavvicinamento al brand e per la produzione un modo per far crescere l’Hype insieme alle aspettative del pubblico. Alla fine si può dire che il risultato sia stato ottenuto: la community si è potuta rituffare nell’immaginario e si è mostrata più che pronta a condividere la propria esperienza sui profili social.
Immaginario e branding
Dal punto di vista dell’immaginario sembra che questa quarta serie abbia finalmente preso consapevolezza di sé stessa. A differenza delle precedenti ha fatto un salto di qualità acquistando sempre più coerenza interna: da show che omaggiava il pop-horror e i film di John Hughes ora è più simile ad una serie in costume che usa nostalgia, citazioni e mitizzazione per raccontare la propria storia. In questo la musica si è rivelato l’elemento più potente: Running Up That Hill di Kate Bush è tornata in vetta alle classifiche e i Metallica ora hanno una schiera di nuovi fan, elementi caratterizzanti con un forte senso di evocazione per i millennials e di fascinazione per le generazioni più giovani. Quella di mescolare la scoperta e il ricordo è una strategia vincente usata anche per la promozione: non solo campagne global ma diffusione digitale ed eventi nelle città: un mix potente di rinforzi per immaginario e brand.
In questo mondo così veloce non è chiaro se questo universo sarà ancora vivo tra dieci anni: la concorrenza è spietata e il flusso di contenuti perenne, ma quello che forse ha reso chiaro è che al pubblico piace esplorare mondi immaginari con elementi che possono riportare alla realtà, non solo con meme e condivisioni ma anche oggetti, che siano canzoni, abiti o un obsoleto walkman, con cui identificarsi, riconoscersi e soprattutto farsi riconoscere
