Descrivere quale sia lo stato dell’arte dei pagamenti digitali non è una cosa semplice perché questo momento storico è quello che sta segnando una svolta negli scambi di moneta. Sono cambiamenti che riguardano sia la dematerializzazione degli strumenti, innovazioni nella sicurezza, le criptovalute e la Blockchain, sia tutto ciò che riguarda il Banking. Parlare di moneta digitale significa quindi descrivere un universo in espansione.
I pagamenti digitali in Italia
Dopo due anni dall’inizio della pandemia avere una vita più digitale è una abitudine sempre più consolidata e l’uso dei pagamenti cashless non fa eccezione. Per quanto l’uso del contante sia una delle nostre abitudini più radicate le cose stanno cambiando velocemente, bilanciate dalla reintroduzione del tetto all’uso del contante a mille euro e un emendamento al Pnrr che prevedrà multe per gli esercenti che non accettano pagamenti con carta. Per questo si può considerare il 2021 come l’anno della svolta per i pagamenti digitali in Italia: secondo i dati di Agenda digitale i pagamenti effettuati con una carta sono aumentati del 23,1% rispetto al primo trimestre del 2020, arrivando al 33% del totale degli scambi, un incremento destinato a crescere ancora.
Sebbene questa crescita marchi un trend positivo rispetto ai dati europei il nostro paese risulta essere ben sotto la media, i dati BCE del 2020 dicono che in Europa il numero medio di transazioni è di 145,8 a persona, contro una media italiana di 80,7 che ci pone al 25esimo posto su 27 dopo la Germania.
Le motivazioni sono diverse: si va da questioni legate alla poca dimestichezza con la tecnologia, da una età media alta della popolazione e con scarsa alfabetizzazione digitale, ad un diseguale accesso alla banda larga e a questioni di privacy e di evasione fiscale. Effettivamente i dati del ministero delle finanze, in riferimento al periodo 2013-2018, hanno rilevato che l’evasione nel solo 2018 è stata di 90,6 miliardi di cui 32 di evasione dell’Iva.
Aspettative di un futuro cashless
Secondo un sondaggio della società Ey Digital Payments entro il 2025 la metà dei pagamenti nel mondo sarà cashless. Attualmente la grande maggioranza dei pagamenti digitali avviene attraverso delle carte (soprattutto prepagate e di debito) ma altre opzioni stanno diventando sempre più comuni come app di pagamento via smartphone o wearables, con un più 80% rispetto al 2020, e di scambio di denaro peer to peer come Venmo o Cash app (ancora non disponibili nel nostro paese), per questo la sicurezza delle transazioni diventa una priorità. Il 31 dicembre scorso è entrata in vigore la nuova normativa europea sulla sicurezza che obbliga all’utilizzo della cosiddetta Strong Customer Authentication SCA (o autenticazione forte), una doppia verifica con diverse modalità, che possono comprendere anche rilevazioni biometriche, per pagamenti, autenticazioni e operazioni bancarie.
Tutto questo riguarda molto da vicino la diffusione e l’evoluzione delle criptovalute come i Bitcoin anche se resta difficile fare previsioni di penetrazione vista la loro volatilità.
Il ritorno al futuro della cartamoneta?
Anche se sembra in contraddizione, contemporaneamente alla dematerializzazione dei pagamenti la richiesta di cartamoneta è fortemente aumentata, i dati BCE del rapporto sull’uso del contante mostrano come per una parte della società europea, quella con i redditi più bassi, resta l’unico asset economico accessibile e, oltre a questo, copre la totalità degli scambi dei minori di 15 anni e in gran parte degli anziani e quello che emerge dal rapporto è che la limitazione della circolazione del contante avrebbe costi sociali infinitamente più alti rispetto ai benefici legati al controllo fiscale. In conclusione è ragionevole pensare che i sistemi digitali di pagamento saranno sempre più facili e diversificati (e sicuri) ma la moneta e la sua circolazione fisica restano un fondamento della vita economica e sociale degli stati. La cashless society è ancora più fantascienza che realtà.
