Saluti da Scarfolk: la città che non c’è, ma esiste

Scarfolk è una città del nord ovest dell’Inghilterra che non è mai andata oltre il 1979. Anziché progredire, l’intera decade degli anni Settanta si ripete in un loop infinito. Qui a Scarfolk, rituali pagani si mescolano alla scienza: la fantomatologia è infatti una materia obbligatoria a scuola e ognuno deve essere a letto entro le 8 di sera perché tutti soffrono perennemente di una leggera febbre. “Visitate Scarfolk oggi. La nostra principale priorità è tenere i casi di rabbia sotto controllo.” Per maggiori informazioni si prega di rileggere.

Queste sono le uniche informazioni ufficiali presenti nei profili della città più misteriosa della Gran Bretagna: Scarfolk. Oltre a questo esistono una guida, un annuario scampato al macero e una mappa turistica della città. Resta però difficile capire cosa accada realmente in città o anche solo dove si trovi esattamente. Non è nota l’identità di nessuno degli abitanti e le immagini che è possibile trovare sono censurate o cancellate. Tuttavia, quello che l’amministrazione tiene a farci sempre sapere, è che a Scarfolk regna la pace assoluta. Purtroppo però non sarà mai possibile visitarla, anche seguendo tutte le regole prescritte dalla municipalità – tra cui quella in indossare un distintivo obbligatorio — perché Scarfolk non esiste.

Essere o non essere: menomale che c’è internet

Il progetto è un’idea di Richard Littler, sceneggiatore e graphic designer inglese che nel 2013 ebbe l’idea di creare un luogo figlio della sua fascinazione per il lato oscuro degli anni Settanta inglesi. Con il passaparola, e l’attenzione dei quotidiani, quello di Scarfolk è diventato un piccolo fenomeno del web, in grado si sfruttare al meglio uno dei paradossi dell’era digitale: anche se un luogo non vive nella realtà non vuol dire che non esista. Con internet, tra le infinite possibilità che abbiamo davanti, c’è anche quella di una geografia immaginaria, soprattutto in questo momento in cui ogni spostamento deve essere pianificato e ragionato. Viaggiare resta lo stesso un’esigenza se non del corpo, certo della mente.
Quindi no, Scarfolk non esiste eppure c’è: rappresenta una visione del mondo e la sua perenne eredità culturale, testimone di un passato della Gran Bretagna, influente ancora oggi con l’idea di una società formata da una somma di individui e basata sull’idea di una sicurezza da garantire a tutti i costi.

Comunicazione da replicare in provetta

Al di là delle considerazioni di natura sociale e politica, l’esperimento di Scarfolk dimostra senza ombra di dubbio l’immenso potere generativo della comunicazione. È  accuratamente progettata, non senza una buona dose di ironia e probabilmente un po’ di sadismo. Esperimenti del genere sono più comuni nella letteratura: come quello di Perec dove niente è reale tranne il rigoroso linguaggio scientifico oppure come la tradizione della fantascienza sociale di Ballard o Robert Sheckley.
È però innegabile che questo progetto abbia qualcosa in più in termini di efficacia, ovvero l’accessibilità della rete insieme all’immediatezza delle immagini. Il medium è il messaggio, infatti il web è stato in grado di aggiungere complessità all’opera invece che appiattirla.
Littrel in questo è stato talmente bravo che nel 2018 un manifesto di Scarfolk è stato scambiato per uno del governo inglese e incluso in un catalogo Saatchi che oggi vende il merchandising ufficiale della città. In più, nel periodo del lockdown di primavera, alcuni manifesti del governo sono risultati sorprendentemente simili ad alcuni (precedenti) dello Scarfolk Council, come del resto prova la loro pagina Facebook.
Non è un caso infatti che, questa ispirandosi a questa geniale idea, verrà prodotta una serie tv comedy prevista per il prossimo anno, dopo la realizzazione di un blog, romanzi e social ad essa ispirati.

Insomma, visitate Scarfolk, non ve ne andrete mai più.