Like it or not we live in interesting times, che ci piaccia o no viviamo in tempi interessanti.
Come gli anni Sessanta di Bob Kennedy, anche i nostri stanno diventando un momento storico di profondi cambiamenti. Durante la quarantena il mondo digitale e i mezzi di comunicazione sono stati essenziali per non chiudere del tutto e non essere completamente isolati. Tuttavia, sono stati anche una tempesta perfetta per il complottismo.
In questi giorni gli Stati generali dell’economia hanno iniziato gli incontri per la definizione di “Progettiamo il rilancio”, il masterplan italiano per la ripresa. Finalmente tra le priorità c’è quella di affrontare il ritardo nella pianificazione delle infrastrutture digitali per servizi e amministrazione; ovviamente al centro di tutto c’è una spinta sull’acceleratore per il 5G e la rete unica TLC che fino ad oggi sono avanzate con fatica.
Le motivazioni e lo sharing dei complotti sulla rete 5G
Fino a qui tutto bene verrebbe da dire, invece negli ultimi mesi c’è stato un aumento impressionante di attacchi e atti di vandalismo verso le antenne della rete 5G. Le accuse sono quelle di essere strutture dannose per la salute oltre che un mezzo per velocizzare la diffusione di malattie, tra cui ovviamente il Covid-19. La più fantasiosa, unione di tutte le teorie complottiste, sarebbe quella che le torri 5G attiveranno dei nanorobot iniettati con i vaccini per il coronavirus che renderebbero le persone “manipolabili”. Per quanto possa sembrare assurda, in realtà l’idea che le antenne 5G siano un pericolo per la salute ha avuto un’esposizione mediatica piuttosto ampia. A prova di ciò la condivisione è avvenuta tra personaggi famosi, come la cantante britannica di origini tamil M.I.A, Woody Harlesson (che però poi ha ritrattato e cancellato i post sulla questione) o anche street artist come Paradox che sui muri di Berlino disegna colombe della pace contro l’elettrosmog del 5G.
Fake News e debunking
Tra i mesi di aprile e maggio sono state danneggiate o incendiate circa un centinaio di antenne soprattutto in Gran Bretagna, dove il personale della British Telecom è stato aggredito o minacciato, ma attacchi simili sono avvenuti in Belgio, Olanda, Italia e Irlanda. Se questi attacchi sembrano essersi fermati le discussioni sui social media e sui siti di informazione non si arresta. Dopo una prima fase in cui si raccontava degli incendi si continua ora per fare debunking, spostando la discussione tra complottisti e demistificatori da YouTube e forum ai profili social di quotidiani e siti d’informazione.
Questo meccanismo che da un lato serve ad aumentare reazioni e visite, dall’altra pone una questione teorica che riguarda le bolle mediatiche e la faziosità che ne consegue. Da ricerche fatte negli ultimi anni ormai è chiaro che il debunking non è una strategia utile per il fine che si propone – smontare le bufale – ma funziona da incentivo di rafforzamento delle posizioni da entrambe le parti.
I complotti sulla rete 5G e la propaganda politica
Un aspetto interessante emerge dalle ricerche sull’origine delle notizie sui danni per la salute del 5G. Secondo un articolo del New York Times , un canale all-news russo con sedi internazionali, ha trasmesso per primo un servizio sull’argomento nel 2018; nel 2019 tredici servizi lo hanno portato avanti, aumentando ancora dall’inizio del 2020. Oltre alle trasmissioni i video sono rimasti disponibili sul canale YouTube con milioni di visualizzazioni contribuendo alla diffusione del fake. L’aspetto interessante sarebbe il legame, che nell’articolo non è provato, tra l’emittente e il governo di Mosca che avrebbe usato il canale come cassa di risonanza in una strategia di propaganda politica nella corsa alla realizzazione delle reti di quinta generazione.
In una situazione come questa è facile pensare subito al complotto: non siamo noi ad essere creduloni, è la propaganda del nemico che ci manipola. Tuttavia, è anche possibile pensare che sia l’articolo del NYTimes a nascondere una spinta propagandistica. Non c’è fine alle speculazioni quando sembrano misteri. Umberto Eco ne Il Pendolo di Foucault lo ha descritto perfettamente ed è un romanzo che tutti dovremmo leggere e rileggere.
